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	<title>GayCamp Italia &#187; spot</title>
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	<description>Un sito (e una iniziativa) ancora in beta</description>
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		<title>Gli errori comunicativi dello spot governativo contro l&#8217;omofobia</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 23:57:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gatto Nero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[omofobia]]></category>
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<p>Quello che vedete qui sopra è lo spot video presentato questo pomeriggio dal ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, e dedicato alla lotta contro l&#8217;omofobia.</p>
<p>Mi esimo dal dare valutazioni sull&#8217;operato del Governo nei confronti degli omosessuali. Quello che mi preme fare, piuttosto, è analizzare questo spot dal punto di vista comunicativo e spiegare perché questo video è <strong>assolutamente deleterio e inadatto per la causa in favore del quale è stato realizzato</strong>. Ne parlo in questa sede, e non sul mio blog personale, proprio perché la comunicazione del rispetto per le diversità è &#8211; per quanto mi riguarda &#8211; uno degli aspetti più importanti fra quelli che saranno trattati all&#8217;interno del GayCamp della prossima primavera. Ma torniamo allo spot.</p>
<p>Come dicevo, questo spot è mal concepito. Per tutta una serie di ragioni, che vanno a intrecciarsi fra loro in un pericoloso effetto domino&#8230;<span id="more-12"></span></p>
<ul>
<li><strong>L&#8217;ambientazione</strong> &#8211; La prima cosa che viene da pensare, guardando il video, è: <em>&#8220;Che lugubre!&#8221;</em>. L&#8217;ambulanza, la notte, il suono della sirena all&#8217;inizio dello spot; i corridoi (vuoti) dell&#8217;ospedale e il rumore della barella, poi; e, per finire, la sala operatoria: buia, buissima. Tutto dà una sensazione di urgenza, di claustrofobia, di <em>mancanza di alternative</em>.</li>
<li><strong>Gli attori </strong>- Ci sono due gruppi distinti di personaggi in questo spot: i potenziali omofobi (la ragazza malata e il suo partner, a cui potrebbe o non potrebbe &#8220;importare&#8221; la sessualità di chi la cura) e i potenziali omosessuali. Il casting, in questo caso, mi pare quanto meno bizzarro: i primi sono di bell&#8217;aspetto, sia il ragazzo (di cui si coglie solo il profilo) che &#8211; soprattutto &#8211; la ragazza che ha un bel viso solare, sereno, &#8220;luminoso&#8221;; i secondi, invece, sono cupi, nervosi, tesi. In un&#8217;escalation: se l&#8217;autista ha ancora dei bei lineamenti, pur nella tensione del ruolo, i personaggi successivi diventano più maturi d&#8217;età e dai lineamenti più complessi e duri. A questo aspetto si unisce la prossemica: l&#8217;infermiera si gira e indossa i guanti; il dottore si gira e fa altrettanto. L&#8217;impressione generale, anziché di fiducia, è paradossale: sembrano <em>minacciosi</em>.</li>
<li><strong>Le immagini</strong> &#8211; Una cosa balza subito all&#8217;occhio: <span style="text-decoration: underline;">l&#8217;omosessualità non viene mai mostrata</span>. È una scelta coerente col messaggio complessivo dello spot, ovvio, che ruota attorno al concetto di &#8220;dubbio&#8221;. Ma in uno spot che vuole lottare contro l&#8217;omofobia si rischia l&#8217;incoerenza, trasmettendo indirettamente un messaggio pericoloso: <em>l&#8217;omosessualità è qualcosa da nascondere</em>.</li>
<li><strong>Il messaggio che si vuole trasmettere</strong> &#8211; Che, per inciso, è diverso dal messaggio che lo spettatore <em>percepisce</em>: <em>&#8220;<strong>Non importa</strong> che una persona sia omosessuale o eterosessuale&#8221;</em>. Che è diverso dal dire <em>&#8220;<strong>È sbagliato</strong> discriminare gli omosessuali&#8221;</em>. Non c&#8217;è un giudizio etico che condanni l&#8217;omofobia, in questo spot: viene detto, semplicemente, che <span style="text-decoration: underline;">non importa / è superfluo</span> conoscere la sessualità di una persona <span style="text-decoration: underline;">quando</span> usufruisci delle sue capacità o funzioni. È un messaggio che si ricollega all&#8217;ambientazione ospedaliera, all&#8217;urgenza.</li>
<li><strong>Le parole utilizzate per trasmettere il messaggio </strong>- La scelta delle parole pronunciate all&#8217;interno dello spot è, allo stesso modo degli altri elementi finora analizzati, quanto meno superficiale. Del <em>&#8220;Non importa&#8221;</em>, e della sua mancanza di valutazioni etiche positive/negative, abbiamo già parlato. Lo stesso slogan, <em>&#8220;Nella vita certe differenze non </em><strong><em>possono</em></strong><em> contare&#8221;</em>, soffre dello stesso <em>bias</em>. Aggiungendo un altro aspetto, quello del <em>buon viso a cattivo gioco</em>: &#8220;nella vita&#8221; certe differenze non contano, &#8220;puoi anche non pensarla così ma non ti conviene&#8221;; ricorda, come frase, quelle massime disincantate dei <em>vecchi del paese</em>, che consigliano di abbandonare i bei sogni dell&#8217;infanzia perché &#8220;nella vita non funziona così&#8221;. Paradossalmente, di nuovo, sembra che si strizzi l&#8217;occhio all&#8217;omofobo: <em>hai ragione, per carità, ma nella vita non puoi permetterti di rendere esplicite le tue idee</em>. Un significato rinforzato dalla ripetizione ossessiva della frase <em>&#8220;Ti interessa&#8221;</em>, durante lo spot.<br />
L&#8217;errore più grosso, nella scelta delle parole, viene fatto proprio nello slogan: <em>&#8220;Rifiuta l&#8217;omofobia, non essere tu quello diverso&#8221;</em>. Il tentativo del pubblicitario è quello di prendere un concetto tipico dell&#8217;omofobia (&#8220;il diverso&#8221;) e rivoltarlo usandolo contro l&#8217;omofobo. Tentativo non riuscito, perché &#8211; e qui si sfiora l&#8217;assurdo, usando la frase &#8220;non essere tu quello diverso&#8221; si conferma la diversità dell&#8217;altro. Non essere TU quello diverso. TU sei quello NORMALE. Anziché neutralizzare il messaggio della diversità, lo si è rafforzato.</li>
</ul>
<p>Ricapitolando, quindi, il messaggio percepito dallo spettatore è destabilizzante: gli omosessuali sono persone cupe, minacciose, diverse, &#8220;sbagliate&#8221; (e in maniera obliqua anche &#8220;cattive&#8221;), ma <em>ci servono</em>. E quando ci servono non importa che siano omosessuali, l&#8217;importante è che facciano bene il loro lavoro. Essere omofobi non è sbagliato &#8211; l&#8217;omofobia non viene mostrata né condannata &#8211; ma può <em>andare contro il nostro interesse</em>. Una dottrina molto simile a quella dell&#8217;esercito americano, in vigore fino a pochissimo tempo fa (e ancora non sradicata), del <em>&#8220;don&#8217;t ask, don&#8217;t tell&#8221;</em>. <strong>Fai quello che vuoi con la tua sessualità, ma non farlo sapere in giro</strong>. Ma questo messaggio, veicolato da questo spot antiomofobia, non è forse esso stesso omofobo?</p>
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