<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>GayCamp Italia &#187; Comunicazione</title>
	<atom:link href="http://www.gaycampitalia.org/category/comunicazione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.gaycampitalia.org</link>
	<description>Un sito (e una iniziativa) ancora in beta</description>
	<lastBuildDate>Mon, 07 Jun 2010 12:29:59 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Campagna Arcigay: tre immagini contro l&#8217;HIV. Al minimo storico</title>
		<link>http://www.gaycampitalia.org/2009/11/arcigay-tre-immagini-contro-lhiv-al-minimo-storico/</link>
		<comments>http://www.gaycampitalia.org/2009/11/arcigay-tre-immagini-contro-lhiv-al-minimo-storico/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 15:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[aids]]></category>
		<category><![CDATA[arcigay]]></category>
		<category><![CDATA[campagne]]></category>
		<category><![CDATA[hiv]]></category>
		<category><![CDATA[manifesti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gaycampitalia.org/?p=60</guid>
		<description><![CDATA[Arcigay ha da poco lanciato una nuova campagna di prevenzione all&#8217;HIV.
Si basa su tre manifesti che promuovono l&#8217;uso del preservativo come unico strumento realmente utile per la protezione dal virus.
&#8220;L&#8217;amore non basta, il preservativo sì&#8221;, &#8220;La fortuna non serve, il preservativo sì&#8221;, &#8220;Pregare non c&#8217;entra, il preservativo sì&#8221;.
I tre soggetti sono due uomini in rappresentanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Arcigay</strong> ha da poco lanciato <a href="http://www.arcigay.it/ilpreservativosi">una nuova campagna</a> di prevenzione all&#8217;HIV.<br />
Si basa su tre manifesti che promuovono l&#8217;uso del preservativo come unico strumento realmente utile per la protezione dal virus.<br />
&#8220;L&#8217;amore non basta, il preservativo sì&#8221;, &#8220;La fortuna non serve, il preservativo sì&#8221;, &#8220;Pregare non c&#8217;entra, il preservativo sì&#8221;.<br />
I tre soggetti sono due uomini in rappresentanza dell&#8217;amore di coppia, due coccinelle che si accoppiano per la fortuna, una suora in spiaggia per la preghiera.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-61" title="arcigay_preservativo_hiv" src="http://www.gaycampitalia.org/wp-content/uploads/2009/11/arcigay_preservativo_hiv.jpg" alt="arcigay_preservativo_hiv" width="590" height="280" /></p>
<p>Delle tre, la meno didascalica è quella della suora: dovrebbe significare che <strong>non basta pregare</strong> per prevenire il contagio, ma il risultato è a mio avviso un messaggio un po&#8217; tirato per i capelli (chi di voi prega dopo aver fatto sesso?). A meno che  l&#8217;interpretazione non sia invece più vicina al concetto per cui le parole della Chiesa non contino realmente in questo campo. Ma per una campagna non è un segnale positivo non contenere un messaggio immediato e chiaro.</p>
<p>L&#8217;<strong>amore di coppia</strong> è <a href="http://www.gaypaintings.com/gay_bear.htm">macchiettistico</a>, e nessuno vorrebbe riconoscersi in un&#8217;immagine brutta: poteva essere semplice, richiamare un clima legato alla famiglia, utilizzando una location meno triste.<br />
Le <strong>coccinelle</strong> sono quelle che forse funzionano meglio, ma banali.</p>
<p>Si tratta dell&#8217;ennesima campagna che mostra uno dei più grandi punti deboli della comunicazione da parte delle nostre associazioni: la <strong>mancanza di professionalità e di investimenti reali</strong> mirati al messaggio sociale.</p>
<p>Il livello grafico è davvero troppo amatoriale, lo si nota nella disposizione del testo e nella crenatura dei caratteri, l&#8217;equilibrio (mancato) delle immagini, la scelta e il taglio delle fotografie.<br />
Singolare anche la sagoma pseudo-fallica che racchiude &#8220;<em>il preservativo sì</em>&#8220;, che crea un doppione concettuale inutile,  già chiaramente esposto nella sagoma del preservativo.</p>
<p>Di fatto è una campagna fortemente fallocentrica nella quale <strong>l&#8217;unica figura femminile è una suora</strong>, escludendo così la comunità bisessuale (almeno in parte) e quella lesbica. <strong>Lo sperma non è l&#8217;unico veicolo di contagio</strong>, dovrebbe saperlo molto bene chi sceglie di fare una campagna di prevenzione: escludendo alcune categorie, la diffusione del messaggio si restringe e tende a rafforzare la convinzione per cui gli uomini gay siano gli unici soggetti davvero a rischio.</p>
<p>Ne risulta una campagna banale, bruttina, verrebbe da dire quasi superflua se non fosse che <strong>qualunque mezzo a promozione del sesso sicuro è ben accetto</strong>.</p>
<p><strong>Arcigay non è però un&#8217;entità minima e dalle risorse limitate</strong>: perché non compiere uno sforzo in più? Perché affidare sempre al livello amatoriale qualunque tipo di mezzo comunicativo?</p>
<p>I nostri amici eterosessuali ci dicono spesso che siamo una comunità creativa, che ama il bello e tutto ciò che è fatto con stile. <strong>Scegliamo la strada della mediocrità</strong> proprio quando c&#8217;è da lanciare un messaggio importante?</p>
<p>Un altro appunto: il testo dice &#8220;Il preservativo, insieme a una <strong>corretta informazione</strong> (&#8230;)&#8221;. Perché non offrirla, questa corretta informazione? Sui manifesti l&#8217;unico link riportato rimanda alla fonte iconografica. Un&#8217;opzione sensata poteva essere quella di rimandare a qualche pagina informativa creata appositamente per la campagna.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gaycampitalia.org/2009/11/arcigay-tre-immagini-contro-lhiv-al-minimo-storico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli errori comunicativi dello spot governativo contro l&#8217;omofobia</title>
		<link>http://www.gaycampitalia.org/2009/11/gli-errori-comunicativi-dello-spot-governativo-contro-lomofobia/</link>
		<comments>http://www.gaycampitalia.org/2009/11/gli-errori-comunicativi-dello-spot-governativo-contro-lomofobia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 23:57:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gatto Nero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[omofobia]]></category>
		<category><![CDATA[spot]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gaycampitalia.org/?p=12</guid>
		<description><![CDATA[
Quello che vedete qui sopra è lo spot video presentato questo pomeriggio dal ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, e dedicato alla lotta contro l&#8217;omofobia.
Mi esimo dal dare valutazioni sull&#8217;operato del Governo nei confronti degli omosessuali. Quello che mi preme fare, piuttosto, è analizzare questo spot dal punto di vista comunicativo e spiegare perché questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="600" height="473"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/dhMey6s4XDg&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x402061&#038;color2=0x9461ca"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/dhMey6s4XDg&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;rel=0&#038;color1=0x402061&#038;color2=0x9461ca" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="600" height="473"></embed></object></p>
<p>Quello che vedete qui sopra è lo spot video presentato questo pomeriggio dal ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, e dedicato alla lotta contro l&#8217;omofobia.</p>
<p>Mi esimo dal dare valutazioni sull&#8217;operato del Governo nei confronti degli omosessuali. Quello che mi preme fare, piuttosto, è analizzare questo spot dal punto di vista comunicativo e spiegare perché questo video è <strong>assolutamente deleterio e inadatto per la causa in favore del quale è stato realizzato</strong>. Ne parlo in questa sede, e non sul mio blog personale, proprio perché la comunicazione del rispetto per le diversità è &#8211; per quanto mi riguarda &#8211; uno degli aspetti più importanti fra quelli che saranno trattati all&#8217;interno del GayCamp della prossima primavera. Ma torniamo allo spot.</p>
<p>Come dicevo, questo spot è mal concepito. Per tutta una serie di ragioni, che vanno a intrecciarsi fra loro in un pericoloso effetto domino&#8230;<span id="more-12"></span></p>
<ul>
<li><strong>L&#8217;ambientazione</strong> &#8211; La prima cosa che viene da pensare, guardando il video, è: <em>&#8220;Che lugubre!&#8221;</em>. L&#8217;ambulanza, la notte, il suono della sirena all&#8217;inizio dello spot; i corridoi (vuoti) dell&#8217;ospedale e il rumore della barella, poi; e, per finire, la sala operatoria: buia, buissima. Tutto dà una sensazione di urgenza, di claustrofobia, di <em>mancanza di alternative</em>.</li>
<li><strong>Gli attori </strong>- Ci sono due gruppi distinti di personaggi in questo spot: i potenziali omofobi (la ragazza malata e il suo partner, a cui potrebbe o non potrebbe &#8220;importare&#8221; la sessualità di chi la cura) e i potenziali omosessuali. Il casting, in questo caso, mi pare quanto meno bizzarro: i primi sono di bell&#8217;aspetto, sia il ragazzo (di cui si coglie solo il profilo) che &#8211; soprattutto &#8211; la ragazza che ha un bel viso solare, sereno, &#8220;luminoso&#8221;; i secondi, invece, sono cupi, nervosi, tesi. In un&#8217;escalation: se l&#8217;autista ha ancora dei bei lineamenti, pur nella tensione del ruolo, i personaggi successivi diventano più maturi d&#8217;età e dai lineamenti più complessi e duri. A questo aspetto si unisce la prossemica: l&#8217;infermiera si gira e indossa i guanti; il dottore si gira e fa altrettanto. L&#8217;impressione generale, anziché di fiducia, è paradossale: sembrano <em>minacciosi</em>.</li>
<li><strong>Le immagini</strong> &#8211; Una cosa balza subito all&#8217;occhio: <span style="text-decoration: underline;">l&#8217;omosessualità non viene mai mostrata</span>. È una scelta coerente col messaggio complessivo dello spot, ovvio, che ruota attorno al concetto di &#8220;dubbio&#8221;. Ma in uno spot che vuole lottare contro l&#8217;omofobia si rischia l&#8217;incoerenza, trasmettendo indirettamente un messaggio pericoloso: <em>l&#8217;omosessualità è qualcosa da nascondere</em>.</li>
<li><strong>Il messaggio che si vuole trasmettere</strong> &#8211; Che, per inciso, è diverso dal messaggio che lo spettatore <em>percepisce</em>: <em>&#8220;<strong>Non importa</strong> che una persona sia omosessuale o eterosessuale&#8221;</em>. Che è diverso dal dire <em>&#8220;<strong>È sbagliato</strong> discriminare gli omosessuali&#8221;</em>. Non c&#8217;è un giudizio etico che condanni l&#8217;omofobia, in questo spot: viene detto, semplicemente, che <span style="text-decoration: underline;">non importa / è superfluo</span> conoscere la sessualità di una persona <span style="text-decoration: underline;">quando</span> usufruisci delle sue capacità o funzioni. È un messaggio che si ricollega all&#8217;ambientazione ospedaliera, all&#8217;urgenza.</li>
<li><strong>Le parole utilizzate per trasmettere il messaggio </strong>- La scelta delle parole pronunciate all&#8217;interno dello spot è, allo stesso modo degli altri elementi finora analizzati, quanto meno superficiale. Del <em>&#8220;Non importa&#8221;</em>, e della sua mancanza di valutazioni etiche positive/negative, abbiamo già parlato. Lo stesso slogan, <em>&#8220;Nella vita certe differenze non </em><strong><em>possono</em></strong><em> contare&#8221;</em>, soffre dello stesso <em>bias</em>. Aggiungendo un altro aspetto, quello del <em>buon viso a cattivo gioco</em>: &#8220;nella vita&#8221; certe differenze non contano, &#8220;puoi anche non pensarla così ma non ti conviene&#8221;; ricorda, come frase, quelle massime disincantate dei <em>vecchi del paese</em>, che consigliano di abbandonare i bei sogni dell&#8217;infanzia perché &#8220;nella vita non funziona così&#8221;. Paradossalmente, di nuovo, sembra che si strizzi l&#8217;occhio all&#8217;omofobo: <em>hai ragione, per carità, ma nella vita non puoi permetterti di rendere esplicite le tue idee</em>. Un significato rinforzato dalla ripetizione ossessiva della frase <em>&#8220;Ti interessa&#8221;</em>, durante lo spot.<br />
L&#8217;errore più grosso, nella scelta delle parole, viene fatto proprio nello slogan: <em>&#8220;Rifiuta l&#8217;omofobia, non essere tu quello diverso&#8221;</em>. Il tentativo del pubblicitario è quello di prendere un concetto tipico dell&#8217;omofobia (&#8220;il diverso&#8221;) e rivoltarlo usandolo contro l&#8217;omofobo. Tentativo non riuscito, perché &#8211; e qui si sfiora l&#8217;assurdo, usando la frase &#8220;non essere tu quello diverso&#8221; si conferma la diversità dell&#8217;altro. Non essere TU quello diverso. TU sei quello NORMALE. Anziché neutralizzare il messaggio della diversità, lo si è rafforzato.</li>
</ul>
<p>Ricapitolando, quindi, il messaggio percepito dallo spettatore è destabilizzante: gli omosessuali sono persone cupe, minacciose, diverse, &#8220;sbagliate&#8221; (e in maniera obliqua anche &#8220;cattive&#8221;), ma <em>ci servono</em>. E quando ci servono non importa che siano omosessuali, l&#8217;importante è che facciano bene il loro lavoro. Essere omofobi non è sbagliato &#8211; l&#8217;omofobia non viene mostrata né condannata &#8211; ma può <em>andare contro il nostro interesse</em>. Una dottrina molto simile a quella dell&#8217;esercito americano, in vigore fino a pochissimo tempo fa (e ancora non sradicata), del <em>&#8220;don&#8217;t ask, don&#8217;t tell&#8221;</em>. <strong>Fai quello che vuoi con la tua sessualità, ma non farlo sapere in giro</strong>. Ma questo messaggio, veicolato da questo spot antiomofobia, non è forse esso stesso omofobo?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.gaycampitalia.org/2009/11/gli-errori-comunicativi-dello-spot-governativo-contro-lomofobia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>54</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
