10 novembre 2009

Gli errori comunicativi dello spot governativo contro l’omofobia

by Gatto Nero

Quello che vedete qui sopra è lo spot video presentato questo pomeriggio dal ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, e dedicato alla lotta contro l’omofobia.

Mi esimo dal dare valutazioni sull’operato del Governo nei confronti degli omosessuali. Quello che mi preme fare, piuttosto, è analizzare questo spot dal punto di vista comunicativo e spiegare perché questo video è assolutamente deleterio e inadatto per la causa in favore del quale è stato realizzato. Ne parlo in questa sede, e non sul mio blog personale, proprio perché la comunicazione del rispetto per le diversità è – per quanto mi riguarda – uno degli aspetti più importanti fra quelli che saranno trattati all’interno del GayCamp della prossima primavera. Ma torniamo allo spot.

Come dicevo, questo spot è mal concepito. Per tutta una serie di ragioni, che vanno a intrecciarsi fra loro in un pericoloso effetto domino…

  • L’ambientazione – La prima cosa che viene da pensare, guardando il video, è: “Che lugubre!”. L’ambulanza, la notte, il suono della sirena all’inizio dello spot; i corridoi (vuoti) dell’ospedale e il rumore della barella, poi; e, per finire, la sala operatoria: buia, buissima. Tutto dà una sensazione di urgenza, di claustrofobia, di mancanza di alternative.
  • Gli attori - Ci sono due gruppi distinti di personaggi in questo spot: i potenziali omofobi (la ragazza malata e il suo partner, a cui potrebbe o non potrebbe “importare” la sessualità di chi la cura) e i potenziali omosessuali. Il casting, in questo caso, mi pare quanto meno bizzarro: i primi sono di bell’aspetto, sia il ragazzo (di cui si coglie solo il profilo) che – soprattutto – la ragazza che ha un bel viso solare, sereno, “luminoso”; i secondi, invece, sono cupi, nervosi, tesi. In un’escalation: se l’autista ha ancora dei bei lineamenti, pur nella tensione del ruolo, i personaggi successivi diventano più maturi d’età e dai lineamenti più complessi e duri. A questo aspetto si unisce la prossemica: l’infermiera si gira e indossa i guanti; il dottore si gira e fa altrettanto. L’impressione generale, anziché di fiducia, è paradossale: sembrano minacciosi.
  • Le immagini – Una cosa balza subito all’occhio: l’omosessualità non viene mai mostrata. È una scelta coerente col messaggio complessivo dello spot, ovvio, che ruota attorno al concetto di “dubbio”. Ma in uno spot che vuole lottare contro l’omofobia si rischia l’incoerenza, trasmettendo indirettamente un messaggio pericoloso: l’omosessualità è qualcosa da nascondere.
  • Il messaggio che si vuole trasmettere – Che, per inciso, è diverso dal messaggio che lo spettatore percepisceNon importa che una persona sia omosessuale o eterosessuale”. Che è diverso dal dire È sbagliato discriminare gli omosessuali”. Non c’è un giudizio etico che condanni l’omofobia, in questo spot: viene detto, semplicemente, che non importa / è superfluo conoscere la sessualità di una persona quando usufruisci delle sue capacità o funzioni. È un messaggio che si ricollega all’ambientazione ospedaliera, all’urgenza.
  • Le parole utilizzate per trasmettere il messaggio - La scelta delle parole pronunciate all’interno dello spot è, allo stesso modo degli altri elementi finora analizzati, quanto meno superficiale. Del “Non importa”, e della sua mancanza di valutazioni etiche positive/negative, abbiamo già parlato. Lo stesso slogan, “Nella vita certe differenze non possono contare”, soffre dello stesso bias. Aggiungendo un altro aspetto, quello del buon viso a cattivo gioco: “nella vita” certe differenze non contano, “puoi anche non pensarla così ma non ti conviene”; ricorda, come frase, quelle massime disincantate dei vecchi del paese, che consigliano di abbandonare i bei sogni dell’infanzia perché “nella vita non funziona così”. Paradossalmente, di nuovo, sembra che si strizzi l’occhio all’omofobo: hai ragione, per carità, ma nella vita non puoi permetterti di rendere esplicite le tue idee. Un significato rinforzato dalla ripetizione ossessiva della frase “Ti interessa”, durante lo spot.
    L’errore più grosso, nella scelta delle parole, viene fatto proprio nello slogan: “Rifiuta l’omofobia, non essere tu quello diverso”. Il tentativo del pubblicitario è quello di prendere un concetto tipico dell’omofobia (“il diverso”) e rivoltarlo usandolo contro l’omofobo. Tentativo non riuscito, perché – e qui si sfiora l’assurdo, usando la frase “non essere tu quello diverso” si conferma la diversità dell’altro. Non essere TU quello diverso. TU sei quello NORMALE. Anziché neutralizzare il messaggio della diversità, lo si è rafforzato.

Ricapitolando, quindi, il messaggio percepito dallo spettatore è destabilizzante: gli omosessuali sono persone cupe, minacciose, diverse, “sbagliate” (e in maniera obliqua anche “cattive”), ma ci servono. E quando ci servono non importa che siano omosessuali, l’importante è che facciano bene il loro lavoro. Essere omofobi non è sbagliato – l’omofobia non viene mostrata né condannata – ma può andare contro il nostro interesse. Una dottrina molto simile a quella dell’esercito americano, in vigore fino a pochissimo tempo fa (e ancora non sradicata), del “don’t ask, don’t tell”. Fai quello che vuoi con la tua sessualità, ma non farlo sapere in giro. Ma questo messaggio, veicolato da questo spot antiomofobia, non è forse esso stesso omofobo?

54 Responses leave one →
  1. novembre 10, 2009

    Analisi lucidissima che sottoscrivo pienamente. Aggiungo che è piuttosto deleterio continuare ad affrontare questi temi sempre dal punto di vista negativo. Non serve uno spot contro l’omofobia, bensì uno spot che faccia capire quanto è importante rispettare tutti indipendentemente dai loro gusti sessuali. Possibilmente puntando su toni e immagini rassicuranti e positive… ovvero l’opposto di quanto abbiamo visto in questa manciata di secondi.

    Se poi penso che questa roba è costata due milioni di euro mi viene quasi da piangere.

  2. novembre 10, 2009

    Ricapitolando: orrendo e sbagliato. Chi è l’agenzia?

  3. novembre 10, 2009

    Brutto spot, negativo, ambientato in una situazione fuori dall’ordinario e che nasconde al posto di mostrare. Non posso che essere d’accordo con quanto hai scritto.

  4. novembre 10, 2009

    Lo spot è della Y&R (http://www.yritalia.it/), l’agenzia che ha fatto gli spot di Telecom con Gandhi e la Coop che canta http://friendfeed-media.com/15857d9c4f23094098015519c7df45ab747b598b

  5. novembre 10, 2009

    Marco, lo spot è stato realizzato dall’agenzia romana di “Young&Rubicam”. Leggo su un articolo linkato da Robbè su Friendfeed:

    La campagna è stata ideata dal chief creative director Alessandro Canale, dall’art director Fabio Dimalio e dal copywriter Saverio Lotierzo.

    Leggo ancora:

    L’idea della campagna “Nessuna differenza” è di far diventare lo spettatore testimone di una situazione di profondo coinvolgimento emotivo, inducendolo ad esprimere una propria scala valoriale attraverso la quale giudicare ciò che sta accadendo davanti ai suoi occhi. Alla fine dello spot lo spettatore si renderà conto che nei momenti davvero importanti della vita ciò che realmente conta è la persona, con le sue capacità e doti individuali, e non il suo orientamento sessuale.

  6. novembre 10, 2009

    “Alla fine dello spot lo spettatore si renderà conto che nei momenti davvero importanti della vita ciò che realmente conta è la persona” .. “e non il suo orientamento sessuale” [cit]

    ovvero: non m’importa se sei gay finchè mi salvi la vita?!

    @gattonero complimenti per l’analisi!

  7. novembre 10, 2009

    Si poteva e doveva fare di meglio, io vedo il lato positivo di un primo tentativo di comunicare vs omofobia

  8. r081 permalink
    novembre 10, 2009

    @Livia A partire dal tuo commento e con una intenzione positiva io direi: cavolo se m’importa! Perché arricchisce me etero,perché ti voglio conoscere,perché mi apre la mente e l’orizzonte. Insomma ti voglio dire che se ti va, la tua sessualità, puoi evitare di “nasconderla”.

    Spero di essere stato chiaro.

  9. novembre 10, 2009

    trasecolo: hai praticamente descritto con la professionalità che a me manca ciò che anche io ho provato e pensato, ho praticamente scritto le stesse – più o meno – cose: http://blogdifabio.wordpress.com/2009/11/10/io-sono-diverso-2/

    F.

  10. teo permalink
    novembre 10, 2009

    Scusa, ma chi ti dice che l’infermiera è la donna e il chirurgo l’uomo???
    Come vedi è facile cadere nei vecchi schemi!!!
    Smettiamola di fare la punta ai chiodi………! sempre a cercare la perfezione.
    Si potrà migliorare, cerchiamo anche il buono delle cose.
    Ciao

  11. novembre 10, 2009

    teo, scusa la domanda: quale sarebbe il buono in questa cosa?

  12. novembre 10, 2009

    questo post mi ha chiarito un paio di punti che in effetti non tornavano e soprattutto mi ha fatto aprire gli occhi su cose che altrimenti non avrei notato e mi trovo anche parecchio d’accordo. nonostante questo però a me lo spot non è dispiaciuto così tanto soprattutto se si pensa al contesto storico e sociale, cioè, da un governo di centrodestra credo che mi sarei aspettata pure di peggio, ecco. non dico che ci si debba accontentare però bho, forse può essere un primo passo. e poi a dirla tutta a mio parere sarebbe davvero auspicabile un mondo in cui non importa dover specificare certe cose, tutto qui.

  13. novembre 10, 2009

    E’ il combattere direttamente l’omofobia che è sbagliato (oltre che inutile).
    Così come è sbagliato combattere direttamente l’alcolismo, le stragi del sabato sera, la tossicodipendenza, i sassi dal cavalcavia e le botte allo stadio con degli spot TV, perché sono solo *effetti*, non *cause*.

    E le cause sono sempre le solite (bla bla bla bla…): ignoranza e cattiva educazione.

    Io sono omofobico perché sono stato “educato” così mio malgrado: la presenza di un gay (uomo) mi mette fortemente a disagio.
    Fortunatamente, la mia ignoranza sembra essere al di sotto della media e questo mi consente di tenere sotto controllo questa paura. Ma non sarà lo spot più bello di questo mondo a cancellare 20 anni di cattiva educazione subita, figuriamoci questa immane schifezza!

    L’ignoranza diffusa la si corregge evitando tagli di finanze alla cultura o all’istruzione, o meglio, dimostrando che alla base della designazione a “Ministro delle Pari Opportunità” vi debba essere ottimo curriculum universitario/professionale; non trascorsi da fotomodella e spiccate attitudini al sesso orale misto a gerontofilia.

    Per l’educazione, invece, si potrebbe cominciare smorzando un po’ alla volta il binomio gay = checca pazza. Obiettivo difficile ma raggiungibile evitando, ad esempio, di esporre in TV le diversità dei gay come forma di intrattenimento per famiglie.

  14. laura permalink
    novembre 10, 2009

    molto bella quest’analisi, condivido e diffondo (se non dispiace).

  15. teo permalink
    novembre 10, 2009

    E’ un messaggio, farà pensare.
    Ecco il buono.
    Non risponderà a tutte le nostre esigenze ma non la vedo così nera.
    Come mai hai dato per scontate le professioni?
    ciao

  16. Barbara_B permalink
    novembre 10, 2009

    Sono d’accordo su moltissimi punti, ma ci vedo anche del buono.

    Il buono è che questo spot sarà trasmesso alla TV IN CHIARO ed entrerà in quelle case (tante, troppe, ma la maggior parte in Italia) in cui la parola omosessuale non si pronuncia mai, al massimo si pronuncia frocio come insulto. In queste numerosissime case fascisto-fondamentaliste e ignoranti i messaggi del tipo “rispettiamo le differenze” non passano. Per cui trovo molto adatto rigirare la loro mentalità omofoba a loro danno, facendogli capire che i tempi sono cambiati e che, se non adesso, sicuramente nel prossimo futuro, a essere fuori dal coro saranno loro, se continuano a essere omofobi. Mi sembrano parole adatte a un pubblico di massa rincoglionito dal monopolio berlusconiano. Quindi, ben venga l’effetto immediato di “shock”, per quanto non politicamente corretto.

    Da qui, possiamo andare avanti e sognare / costruire un mondo in cui tutti i vecchietti dei paesini (fondamentali per la politica in quanto aventi diritto di voto e quindi grande gruppo target dei politici) capiscano che rispettare le tendenze individuali è più importante che ottenere l’omologazione rispetto a leggi di presunta normalità.

  17. novembre 10, 2009

    Teo, è tuo diritto impuntarti solo sulle professioni dei due medici / infermieri / assistenti di sala. Ma non mi sembra questo l’unico punto su cui ruota questo post, direi.
    (Per inciso, io sono dell’idea che “è già qualcosa” sia una pessima filosofia, ma questo è un altro punto ;) )

  18. roberto permalink
    novembre 11, 2009

    Non è efficace per i motivi che Gatto ha elencato, più o meno evidenziabili dai futuri fruitori ma quello che mi lascia perplesso è il dare per scontata la conoscenza di questioni come ‘il diverso’ ‘omosessualità’ ‘omofobia’ da parte delle persone che ascolteranno e vedranno questo spot ( la massa degli italiani sempre troppo sopravvalutata) . Il problema è squisitamente culturale e sociale oltre che educativo e in Italia, dove si parla di analfabetismo di ritorno, su questi temi si dovrebbe cominciare dall’ abbecedario. Altro che spot

  19. giulia benson permalink
    novembre 11, 2009

    Non condivido la tua analisi, gatto nero. Per due ordini di motivi. Nello stilare l’elenco delle cose che non vanno hai messo molto del tuo giudizio personale. Gli attori sono volutamente persone come tante. Nè belli nè brutti, di aspetto gradevole, coerenti con la finalità dello spot. Persone Normali dunque, che non ricorderesti se le incontrassi per strada.
    Non capisco come tu, guardando ai due in camice verde, possa dire che una è infermiera e l’altro è il medico. Potrebbe essere addirittura il contrario. A me arriva che sono entrambi medici. Sono vestiti esattamente nello stesso modo e si muovono nello stesso modo.
    E’ vero, la scena è estrema. Ma è proprio la situazione ai limiti che ti proietta nella normalizzazione: essere omosessuali fa parte dell’individuo, come avere 40 si piede o somigliare alla madre o al padre e non serve a classificare un individuo nè ad emarginarlo.
    E proprio nell’ottica della normalizzazione è giusto coerente il fatto che l’omosessualità debba essere dimostrata. Se io colgo la persona nella sua interezza, e nella sua normalità a cosa serve sottolineare l’omosessualità? Neanche l’eterosessualià è dimostrata. Ci troviamo di fronte ad una situazione volutamente neutra. Ogni persona dei soccorritori è un potenziale omosessuale. Perchè mostrarlo? per acentuarne la diversità?.. Il linguaggio è quindi corretto soprattutto se si pensa che è diretto non al cosiddetto “mondo omosessuale” rappresenta pur sempre una minoranza ma all’universo altro, ovvero, uomini e donne di ogni colore religione, età, appartenenza politica. E questo, spesso, i ncerti ambienti si dimentica. Ho ragionato, come te, in termini tecnici. Dal punto di vista politico promuovo l’iniziativa che è un primo ed importante step. Peccato solo che sia stato il governo di destra a farlo. Questo è il mio rammarico.

  20. novembre 11, 2009

    @Giulia però io vengo sempre trattata normalmente, quando le persone NON sanno. Il punto per me sta lì: quando lo sanno non importa davvero? Perché questo spot dovrebbe spostare anche solo di una virgola la percezione attuale dell’omosessualità?

  21. giulia benson permalink
    novembre 11, 2009

    Se siamo noi a sentirci per primi diversi dagli altri vuol dire che dobbiamo fare i conti con la nostra omofobia. Cos’hai tu di diverso dagli altri? Te lo rigiro con il linguaggio dello spot? Hai 40 di scarpe? somigli a tuo padre? Hai i capelli biondi? sei omosessuale? e questo ti rende diversa? Lo spot dice agli altri che l’omosessualità non sottolinea una diversità tale da escludere le persone o giudicarle in senso negativo. Vado al paradosso: se le persone che sanno di te smettono di trattarti normalmente il problema è loro. Non tuo, se sei certa e convinta della tua identità. So che non è facile, ma alla fine di vive meglio.

  22. LUKE permalink
    novembre 11, 2009

    Solo una precisazione: quando si guardano campagne di comunicazione sociale (e quella contro l’omofobia è tale) la si deve guardare con gli occhi di coloro ai quali è diretta, non con i nostri. Noi non abbiamo un problema di omofobia da cui guarire. Gli i taliani si, e gli italiani guardano vespa, il grande fratello e le pubblicità del mulino bianco. Remember. Dopodiché, penso che lo spot sia perfettibile e non completamente convincente. Questo lo dico da “addetto ai lavori” e non come uno che non sa, che é diffidente o forse potenzialmente omofoba come buona parte dell’Italia a cui, per fortuna, questa campagna é rivolta.

  23. Alberto C.M. permalink
    novembre 11, 2009

    E’ un’ottima analisi di un spot pessimo. Tuttavia, visto che si rivolge a un pubblico mediamente molto semplice, gli elementi fondamentali dell’operazione sono costituiti dall’ambientazione e dagli attori. Il resto, diciamo la parte linguistica. è imbarazzata e imbarazzante: solo un modo per evitare di urtare troppo gli omofobi che sono fedeli elettori.

  24. giulia benson permalink
    novembre 11, 2009

    Per chiudere, credo anch’io che sia uno spot perfettibile,(a me non convince ma rispetto l’idea e lo scopo) ma lo ripeto (e concordo con luke) dobbiamo pensare al destinatario, a chi riceve il messaggio. In questo senso lo trovo coerente.

  25. sabor permalink
    novembre 11, 2009

    Anche pensando al destinatario, questo spot è inefficace, innanzitutto è brutto nel suo complesso, nel ritmo, nell’atmosfera, nel patos, in tutto, e ciò che è brutto viene inconsciamente rifiutato, non giunge al destinatario perché non coglie la sua attenzione.

    Secondo è assurdo nel messaggio perché pretende di banalizzare ciò che non è banalizzabile, paragonare l’orientamento sessuale a uno cosa del tutto banale come il numero delle scarpe è un’idiozia perché il numero delle scarpe non influisce nelle relazioni sociali, la sessualità dell’individuo invece sì, e di conseguenza anche il suo orientamento. Quindi non è di certo con un messaggio stupido e assurdo che si convince l’omofobo a non odiare o a non avercela coll’omosessuale, anche perché se lui odia una persona per il suo orientamento è perché evidentemente per lui l’orientamento è un valore insopprimibile che di certo non sarà uno slogan scemo a fargli cambiare, anche perché non ho mai sentito nessuno discriminato per il patto che porta il 48 di piede!

  26. novembre 11, 2009

    Ripeto lo spot non è il massimo ma lo considero tale perchè conosciamo (più che il destinatario) il cliente di questa comunicazione: un Governo miope sui diritti civili e di merda su tante e tante altre questioni. Per cui non mi meraviglio anzi mi aspettavo di peggio.

    Entrando nello specifico ciò che non mi piace è la situazione di urgenza (il rischio di perdere la vita) che non ti fa badare all’orientamento sessuale di chi ti circonda. L’orientamento sessuale non deve essere Mai e poi Mai una pregiudiziale per un attegiamento negativo nei confronti di qualcuno, anzi non ha il diritto nemmeno che ti sfiori il pensiero capito Omofobo di merda! ;)

  27. novembre 11, 2009

    Giulia, non ho problemi con me stessa ma con chi mi vorrebbe picchiare o violentare all’uscita di una discoteca gay, o con chi mi discrimina sul lavoro, o con il vicino di casa che mi schifa. Sono d’accordo con chi dice che oggi, in questo Paese, l’orientamento sessuale non è paragonabile al numero di scarpe, e non è tacendo il particolare che la gente ci riconoscerà come persone che non fanno nulla di negativo.

  28. novembre 11, 2009

    Vorrei scrivere un commento più articolato e appena avrò un po’ di tempo lo farò, ma ho una domanda da fare un po’ a tutti voi: in relazione proprio al target di riferimento di cui parlavamo, secondo voi, che effetto dà?
    Qual è il target di riferimento? Gli omofobi? O quelli che sono “neutri” rispetto a questa problematica? E psicologicamente, comunicativamente, quali sono gli effetti su questi due tipi di persone?

  29. Laura permalink
    novembre 11, 2009

    …Il passo e’ breve…..stefano cucchi era drogato e anoressico per Giovanardi la colpa e’ la DDDDroga….Noi siamo diversi ammalati,cromosomicamente e socialmente pericolosi…..neurologicamente patologici….Il sospetto e’ che cari miei tutti fratelli arcobaleno…si stia scegliendo,omofobizzando,escludendo,le classi diverse dalla cosiddetta normale societa’…ma chi e’ normale?chi e’ diverso….?Basta attribuire l’omosessualita’ e le identita’ di genere come un morbo incurabile….chi ci e’ vicino davvero omosessuale e trans-gender,bianco nero,sposato divorziato…non e’ diverso …..non e’ speciale….siamo proprio tutti tutti uguali….e come tali dovremmo essere trattati dagli altri….. .
    chi giudica chi? cosa viene giudicato qui? cos’e’ normale?

    La risposta amara e’ sotto gli occhi di tutti.
    Il piu’ bel regalo che uno/a puo’ fare a se stesso e’ essere se stesso …

    LAURA

  30. novembre 11, 2009

    Io non sopporto che dobbiamo sempre comparire nei momenti di pericolo per gli altri in una sorta di angeli (figura dalla sessualità incerta) pronti a salvare chiunque dalla vecchietta della porta accanto all’amica in lacrime cornificata dal suo ragazzo.
    Poi dopo aver visto questo spot in mente continuava ad assillarmi l’idea che nel momento d’urgenza il medico chiaramente omosessuale salva un disgraziato che accetta le sue cure e magari omofobo (solo perchè al secondo tiene alla sua cara pelle). E una volta fuori dalla prognosi l’intollerante e bella compagnia vanno a menare il suo “angelo” per puro divertimento…

    Ps.
    Visto l’ambientazione tetra dello spot ci avrei aggiunto anche qualche schizzo di sangue avrebbe dato un pò più di colore.

    Kiss

  31. novembre 12, 2009

    Gattonero, sono completamente d’accordo con la tua analisi, ma ritengo comunque positivo un messaggio del governo. Da l’idea che “se ne parla” e non solo sottovoce, e il messaggio non è totalmente negativo.
    Questo fa piuttosto vedere quanto siamo indietro in questo ambito, in questo paese.

  32. Chiara permalink
    novembre 12, 2009

    Io sono molto cinica – confesso – e penso che se il governo ha preparato uno spot, buono o cattivo che sia, ha un motivo. Difendere i diritti degli omosessuali? Con il bel risultato che abbiamo appena visto, direi di no. Farsi notare per essere taaaanto tollerante? Gia’ mi suona piu’ familiare. Anche perche’ chi parla di “tolleranza” si riempie la bocca – di solito – da bravo ignorante. Devo “tollerare” un gay? Ma siamo matti?! Allora, devo “tollerare” anche un fioraio? Un barista? Un impiegato? Io sono cresciuta in una normalissima famiglia, in una normalissima citta’, eppure ho sempre considerato le persone “persone”, prima che maschi, femmine, belli, brutti, colorati o bianchi, vecchi o giovani, ecc, omo o etero. Non e’ difficile, non sono d’accordo con chi sostiene che e’ una cosa che si impara. Si impara il contrario e cioe’ a discriminare.

  33. novembre 12, 2009

    Concordo con gatto nero sull’analisi dello spot.
    Non avevo fatto caso all’ambientazione buia della sala operatoria ma è veramente inquietante.

    Mi chiedo se non sia stato commissionato proprio per trasmettere insicurezza. O forse questa è la modalità tipica di realizzazione delle pubblicità progresso, che ti devono sempre un pò far cagare addosso per far iniziare a pensare.

  34. Andrea Ambrogetti permalink
    novembre 12, 2009

    Si potranno sempre fare critiche e si potranno sempre produrre campagne migliori, ma non condivido !
    Intanto nessun governo italiano degli ultimi decenni ha mai avviato una campagna del genere (comuni e regioni, sì).
    Poi bisogna pensare che la campagna si rivolge a una massa di decine di milioni di italiani ai quali – finalmente – viene inviato un messaggio chiaro contro l’omofobia. La campagna non ha comunque la finalità di parlare o non parlare di omosessualità !
    Quindi non sarà la più bella ed efficace campagna contro l’omofobia, ma non si può negare che sia chiara ed efficace.
    Bisognerebbe vedere piuttosto dal punto di vista quantitativo l’impegno del governo in termini di visibilità, ovvero quanti italiani verranno davvero raggiunti.

  35. LaFatwaIgnorante permalink
    novembre 12, 2009

    * Le immagini – Una cosa balza subito all’occhio: l’omosessualità non viene mai mostrata.

    E chi dovevano mettere per rappresentare un omosessuale? ho volutamente omesso l’apostrofo, perché l’analisi maschilista vigente ritiene che le lesbiche non esistano neppure… (e anche su questo punto un ampio dibattito andrebbe promosso)

    * Essere omofobi non è sbagliato – l’omofobia non viene mostrata né condannata

    Dovevano mostra un gruppo di bulli (?) che pestavano (dove?) una persona che si sarebbe dovuto capire che era omosessuale (e ritorno al punto precedente: in base a cosa si poteva/doveva capire?)

    Il claim finale ‘Rifiuta l’omofobia’ è rivolto all’intera popolazione italiana non alla sola sottocategoria ‘persone omofobe’

    Lo spot ha un’ambiguità di fondo ma l’analisi proposta per quanto mi riguarda non sta né in cielo né in terra. E voglio vedere il bicchiere mezzo pieno: lo spot lo hanno fatto (e la perfezione non è di questa terra)

    Una comunità gay-lesbica che non è riuscita a impedire che il termine ‘outing’ soppiantasse a totale sproposito quello di ‘coming out’ nel linguaggio comune dovrebbe riflettere molto sulle proprie capacità di comunicazione (e incapacità di azione).

  36. Barbara_B permalink
    novembre 12, 2009

    Innanzitutto volevo dire che oggi ho visto lo spot in TV per la prima volta (in un ristorante, visto che da 15 anni non ho TV in casa) e ho avuto delle pessime sensazioni. Per me è molto, molto brutto, e sono stata profondamente disturbata dalla sua visione.

    Detto questo, tento di rispondere alla sollecitazione di gatto nero sul target di riferimento.

    “Qual è il target di riferimento?” Il target di riferimento è l’italiano medio, cresciuto in famiglie allargate, che ha studiato poco e ha trovato lavoro grazie ai parenti e ai vari protettori, per il quale non esiste il valore dell’individualismo ma piuttosto il suo problema giornaliero è “cosa devo fare per essere accettato da chi mi circonda?” L’italiano medio viaggia poco (soprattutto viaggia per divertimento e non per aprirsi la mente), non conosce le lingue, usa poco Internet se lo usa, e vive in un centro medio-piccolo pieno di “malelingue” in cui c’è un forte controllo sociale e le sue azioni sono monitorate così come le sue idee. L’italiano medio è infelice, anzi, per i miei standard vive all’inferno. Per questo ha poca fiducia nella politica, e se deve votare vota chi gli garantisce il rispetto della tradizione, di quella tradizione senza la quale si sente perso, altrimenti non accetterebbe di fare tali sacrifici per restarci dentro, se senza tradizione non si sentisse perso. Questo italiano medio è stato costruito da secoli e secoli di controllo cattolico indisturbato (mentre negli altri paesi il controllo cattolico è stato disturbato da stati nazionali forti oppure da religioni alternative in rotta con la CCAR), ma questo in questa sede non è rilevante.

    Per questo italiano infelice e pauroso, che per fare bella figura agli occhi della gente non ammetterebbe mai di essere infelice e che quindi ha imparato presto nella sua vita il valore dell’ipocrisia, questo spot è uno shock. Primo, perché l’ambientazione lo spaventa: c’è qualcuno che sta male e sta andando in ospedale; lo stanno allontanando dai suoi punti di riferimento, la casa, la famiglia, e si trova circondato da estranei in un momento così delicato. In questa situazione di pericolo, l’italiano medio non può fare a meno di ricevere aiuto dagli altri. Il messaggio è che se dicesse, “non voglio essere curato da un omosessuale”, sarebbe un fesso. Siccome generalmente l’italiano medio non vuole passare per fesso, dovrebbe rendersi conto che ha bisogno dell’aiuto di tutti, ANCHE degli omosessuali, che fino a un attimo prima avrebbe voluto vedere sotto a un camion. Come corollario, l’italiano medio si rende conto che sarebbe fesso a trattare male gli omosessuali, perché sono quelli che al momento giusto gli possono salvare la vita. Come gli immigrati, vanno trattati bene non tanto perché sono simpatici e ci puoi mangiare una pizza il sabato sera, ma perché sono necessari alla TUA vita.

    In breve, l’obiettivo di questo spot non è rendere simpatici gli omosessuali all’italiano medio (obiettivo a mio avviso impossibile nel medio periodo per il target descritto sopra), ma fargli capire che, anche se non gli sono simpatici, a trattarli male RISCHIA GROSSO. E poi, come dire, una volta capito questo, si troverà davanti a un problema forte di dissonanza cognitiva, che col tempo lo porterà a capire che le persone vanno rispettate e comprese nella loro individualità, senza voler imporre gusti e schemi di comportamento, e che metterle in condizioni di dare il meglio di sé è una cosa che conviene a tutti, perché gli amici omofobi, presuntuosi e ignoranti-sapientoni dell’italiano medio, saranno anche gente con cui uscire il sabato sera nel paesello, ma intanto quando stai male e hai problemi non sono loro a risolverteli, non sono capaci, ma qualcuno che non conosci che può anche essere omosessuale…

    In conclusione, ripeto il mio profondo personale disturbo alla vista dello spot, ma in una logica di “essere umano sottosviluppato che deve ancora capire la società moderna” mi sembra possa raggiungere i suoi primissimi scopi.

  37. novembre 13, 2009

    Trovo di estremo interesse e più in un ottica di Realpolitik (in riferiemnto al target-italiano medio) l’analisi di Barbara_B ., che sottoscrivo in toto.

    Aggiungerei solo che il cliente di questa campgna, questo Governo è la massima espressione dei difetti dell’italiano medio, ne fa uso e li amplifica, provincializzandolo ogni giorno un pò di più. Non dimentichiamo chi abbiamo come Presidente del Consiglio, chi siede ai Ministeri ( e sottosegretari vedi ultime vicende-campania), quali idee veicolano etc…

    Potevano esserci altre aspettative?

    Mi ripeto, sempre dire la nostra e migliorare i messaggi ma poteva andarci peggio.

  38. manuela permalink
    novembre 13, 2009

    Mah, secondo me il mondo omosessuale si prende sempre un po’ troppo sul serio. L’obiettivo dello spot non è secondo me mostrare l’omosessualità (anche perché, diciamocelo, l’80% dei gay sono “velati” e quindi non è che in giro se ne vedano poi tanti) ma dire: ok, la vita è vita, sei come sei, e nel ruolo che rivesti all’interno della società non ha importanza se porti il 43 o sei omosessuale.
    Secondo me nello spot si è semplicemente voluto dare risalto al ruolo che ognuno di noi ha nella società, al fatto che siamo tutti legati gli uni agli altri, al di là delle differenze. Questa è una cosa importante, perché no?
    Forse il mondo omosessuale dovrebbe smettere di porsi come vittima indiscussa, svestirsi di certe ipocrisie (voglio che la società mi rispetti ma intanto io mi nascondo) ed entrare più in comunicazione con il resto del mondo, invece di autoghettizzarsi.
    Ho trovato più orrendo lo spot dell’Arcigay sull’helpiline.

  39. novembre 13, 2009

    L’ultimo commento riflette decisamente quale sia il target di riferimento e come esso reagisca allo spot: più insensibile di prima.

    Quando ti fai vedere, rischi di essere ammazzato, quando ti nascondi ti “autoghettizzi”.
    Come dire… la colpa è sempre degli altri!!

    Sono profondamente amareggiata.

    Questo non è un buon segno, non è “il primo piccolo passo che possiamo aspettarci da un governo di centro destra”… questo spot è una presa per i fondelli.
    E’ un contentino: “guardate, la legge non ve la facciamo, ma non siamo contro di voi, vedete, abbiamo fatto lo spot!”

    Nella pubblicità niente è casuale, e chi lo sa può rendersi conto di quanto questo spot sia realmente quello che dice Gattonero… non è lui (o noi che gli diamo ragione) che “lo vediamo così”.
    In 30 secondi, se vuoi trasmettere un messaggio, ogni particolare è fondamentale.
    E un’agenzia che ha strumentalizzato la figura di Gandhi a tal punto per la Telecom, questo lo sa molto bene. Sa qual è l’obiettivo e con quali mezzi raggiungerlo.

    In conclusione, se ha usato questi mezzi, è perché l’obiettivo era questo: uno schifo.

  40. novembre 13, 2009

    Va beh, allora si stava meglio quando si stava peggio e quando non c’era lo spot e quando l’omosessualità era quella cosa di cui non si osava dire neanche il nome… almeno il nome l’hanno detto, è entrato di prepotenza in tutte le case (TUTTE) e ora tutti sanno che a picchiare i gay si rischia che manca un infermiere in ospedale. E poi, senza spot non ci sarebbe neanche stata questa discussione.

    Poi è ovvio che se mi trovassi davanti la Carfagna che mi chiede un’analisi critica non è che le darei una pacca sulla spalla, ma le farei leggere il post di Gatto Nero e le augurerei buon lavoro per il prossimo (e magari le chiederei anche di spiegarmi come cavolo ha fatto questa cosa a costare due milioni, tra parentesi).

  41. novembre 16, 2009

    Beh, concordo sia con Gatto Nero che con Barbara… Come la mettiamo? Sono scemo io?
    Le valutazioni di questo spot sono contraddittorie, forse perché è contraddittorio il contesto in cui è stato concepito e voluto e distribuito.

  42. positivo_futuro permalink
    novembre 16, 2009

    E se il gay non lavora in campo medico ed è solo un operaio, uno studente, un disoccupato, uno sportivo, un semplice figlio di famiglia…? cosa succede? importa o non importa che sia gay o etero?Mah, il messaggio è…approfittate delle “EVENTUALI” capacità della persona, qualora possegga quelle che gli permettano di LAVORARE aiutando gli altri, altrimenti interessatevi eccome!!!!!

  43. novembre 16, 2009

    Questo è cmq molto più carino, ma non credo sia governativo.
    http://www.youtube.com/watch?v=AF1nJiQ8sZE&NR=1&feature=fvwp

  44. novembre 18, 2009

    Allora, secondo me qui si perde di vista una cosa: questo spot è destinato alla televisione, non a internet, non a essere trasmesso nei cineclub con retrospettive di film Buster Keaton, o nelle università. Veicola molti messaggi sbagliati se si fa un’analisi approfondita, addirittura della fotografia, ma preso sulla superficie, allo stesso livello dello spettatore tipo di televisione, distratto e magari poco scolarizzato il messaggio prevalente è: brutto cretino, se non ti interessa la sessualità del chirurgo quando sei sulla barella, perchè ti interessa quando lo incroci per strada all’una di notte? Visto il target, penso che una cosa semplice semplice e diretta sia la cosa migliore.

  45. novembre 18, 2009

    Il punctum dolens, per dir così, è nella scelta alla base di portare avanti una campagna contro l’omofobia e non una politica per i diritti (e questo lo dico anche rispetto alle iniziative che sono state proposte dal PD e quelle che verranno proposte pare a breve dalla Carfagna). Non si scandalizzi nessuno ma non griderò halleluja quando introdurranno una nuova fattispecie di reato o quantomeno un’aggravante di violenza omofoba perchè questa rischia (come tutte le fattispecie troppo tipizzate, emanate a seguito degli allarmi sociali del momento) di essere un’arma a doppio taglio: infatti la prova da fornire a presupposto della sua configurazione è, nei casi dove l’omosessualità è vissuta di nascosto, che sono ancora la maggioranza, quantomeno “diabolica” (essere omosessuale), senza contare che implica un coming out (i processi sono pubblici, signora mia). Insomma, se qualcuno ha nascosto prima della violenza subita di essere omosessuale è probabile che continuerà a farlo dopo o non querelando proprio o facendolo in relazione alla fattispecie di violenza aggravata da futili e abbietti motivi che oggi c’è già. Dunque l’ambito di tutela rischia di essere davvero minimo e ciò farebbe di questa legge un flop, alimentando paradossalmente le polemiche di chi non esiterà a indicare le statistiche deludenti a controprova che la violenza per ragioni omofobiche non c’è o è rarissima e che la legislazione pro-gay non paga politicamente. Senza contare l’aspetto ideologico: io sono una persona e se mi fanno violenza io intendo trovare tutela sempre in quanto persona e non solo in quanto omosessuale perchè ciò costituirebbe, ai miei occhi, discriminazione di fatto (faccio lo stesso discorso per le politiche femministe tout court).
    Per cosa invece premere politicamente? semplice, per ciò che ci spetta secondo costituzione, ovvero pari diritti. Solo un riconoscimento legale di questi può modificare culturalmente un paese al punto tale da suscitare quel senso di disapprovazione generale dinanzi ad atti di offesa e discriminazione verso le persone omosessuali, riprovazione che oggi è in larga diffusione ma non ancora tale da costituire la regola. Se riconosci una coppia omosessuale, ne riconosci la normalità ergo rendi border line tutti coloro che non l’accettano: sarebbe l’omofobo l’eccezione, non il gay e questo avrebbe un risvolto pratico in risultati processuali e di giustizia molto più alto di quello fornito da qualsiasi legge-contentino.
    Contentino, appunto, e qui chi si accontenta si fotte con le sue mani perchè con queste leggi “specchietto-per-le-allodole” dietro le quali non c’è alcuna intenzione di far seguire unioni di fatto, condivisione patrimoniale, assistenza pensionistica etc. non conseguirà nulla: “il popolo non ha pane? che mangino brioches”. Quindi è inutile che la Carfy (con la Concia tutta sorridente al suo fianco) mi mandi in onda la scenetta con gli infermieri sui quali la risposta al quiz è “non importa”, se quella domanda te la poni sulla ragazza in barella, la risposta è “se è lesbica importa eccome, perchè la sua ragazza, quella non inquadrata, è fuori alla corsia che si sta mangiando il fegato e non può manco vederla”.

  46. Elio permalink
    novembre 24, 2009

    Lo spot fa dell’inclinazione sessuale un fatto privato del quale gli altri non dovrebbero preoccuparsi. Sicuramente l’inclinazione sessuale è un fatto privato ma se si vuole combattere l’omofobia, forse è il caso di parlare delle inclinazioni sessuali e non nasconderle sotto il tappeto con la scusa del rispetto. Sono d’accordo con la tua osservazione.

  47. Sandman permalink
    novembre 27, 2009

    Ho tirato le stesse conclusioni di Gatto Nero, sono stato disturbato dallo spot anche per le ragioni che sottolinea Elio qui sopra.
    Quindi vedo lo spot in linea con le idee di governo sui diritti individuali della persona. “l’omosessualità è un fatto privato e come tale non deve importare, ovvero, non avere rilevanza sociale”.
    Mi pare che il governo così parlò (non credo nella leggerezza dell’agenzia di comunicazione).

    ps: sarà che sono coinvolto emotivamente ma non riesco ad avere un’idea chiara sulle reazioni che suscita alle persone “non diverse” … però mi piace molto quello che ha scritto Barbara

  48. gennaio 8, 2010

    forse pochi si ricordano un manifesto della arci gay , dove c’era un VVF che traeva in salvo una bambina.
    Loo sfondo era “NERO&” la scena catastrofica (incendio devastante), un uomo e una bamnina come protagonista e la frase ” CAMBIA QUALCOSA SE VI DICIAMO CHE è OMOSESSUALE?”.
    Ritengo che per un’ennesima volta la politica ha preso il soppravento sulla presunta intelligenza delle persone, è il governo Berlusconi che ha fatto lo spot? E chi cazzo se ne frega, l’importate e che sia stato fatto, cosa che in 50 e più anni di repubblica non e mai stato fatto.
    http://www.arcigaypisa.it/files/img/iniziative/manifesto_pompiere_pic.jpg qua trovate immagine a cui mi riferivo.
    Se guardate il fimato con occhi non politici, vedrete 2000 chiavi differenti di lettura del messaggio, sia negative che positive.

  49. gennaio 8, 2010

    Massimo, per quanto mi riguarda ho messo da parte le valutazioni politiche in relazione a questo spot. Completamente.

    La pubblicità che linki è ugualmente sbagliata, a livello comunicativo. Ma ha un punto a suo favore: è vecchia. Altri tempi.
    Di che anno è? Io, purtroppo, non lo ricordo.

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