26 novembre 2009

Campagna Arcigay: tre immagini contro l’HIV. Al minimo storico

by Barbara

Arcigay ha da poco lanciato una nuova campagna di prevenzione all’HIV.
Si basa su tre manifesti che promuovono l’uso del preservativo come unico strumento realmente utile per la protezione dal virus.
“L’amore non basta, il preservativo sì”, “La fortuna non serve, il preservativo sì”, “Pregare non c’entra, il preservativo sì”.
I tre soggetti sono due uomini in rappresentanza dell’amore di coppia, due coccinelle che si accoppiano per la fortuna, una suora in spiaggia per la preghiera.

arcigay_preservativo_hiv

Delle tre, la meno didascalica è quella della suora: dovrebbe significare che non basta pregare per prevenire il contagio, ma il risultato è a mio avviso un messaggio un po’ tirato per i capelli (chi di voi prega dopo aver fatto sesso?). A meno che l’interpretazione non sia invece più vicina al concetto per cui le parole della Chiesa non contino realmente in questo campo. Ma per una campagna non è un segnale positivo non contenere un messaggio immediato e chiaro.

L’amore di coppia è macchiettistico, e nessuno vorrebbe riconoscersi in un’immagine brutta: poteva essere semplice, richiamare un clima legato alla famiglia, utilizzando una location meno triste.
Le coccinelle sono quelle che forse funzionano meglio, ma banali.

Si tratta dell’ennesima campagna che mostra uno dei più grandi punti deboli della comunicazione da parte delle nostre associazioni: la mancanza di professionalità e di investimenti reali mirati al messaggio sociale.

Il livello grafico è davvero troppo amatoriale, lo si nota nella disposizione del testo e nella crenatura dei caratteri, l’equilibrio (mancato) delle immagini, la scelta e il taglio delle fotografie.
Singolare anche la sagoma pseudo-fallica che racchiude “il preservativo sì“, che crea un doppione concettuale inutile, già chiaramente esposto nella sagoma del preservativo.

Di fatto è una campagna fortemente fallocentrica nella quale l’unica figura femminile è una suora, escludendo così la comunità bisessuale (almeno in parte) e quella lesbica. Lo sperma non è l’unico veicolo di contagio, dovrebbe saperlo molto bene chi sceglie di fare una campagna di prevenzione: escludendo alcune categorie, la diffusione del messaggio si restringe e tende a rafforzare la convinzione per cui gli uomini gay siano gli unici soggetti davvero a rischio.

Ne risulta una campagna banale, bruttina, verrebbe da dire quasi superflua se non fosse che qualunque mezzo a promozione del sesso sicuro è ben accetto.

Arcigay non è però un’entità minima e dalle risorse limitate: perché non compiere uno sforzo in più? Perché affidare sempre al livello amatoriale qualunque tipo di mezzo comunicativo?

I nostri amici eterosessuali ci dicono spesso che siamo una comunità creativa, che ama il bello e tutto ciò che è fatto con stile. Scegliamo la strada della mediocrità proprio quando c’è da lanciare un messaggio importante?

Un altro appunto: il testo dice “Il preservativo, insieme a una corretta informazione (…)”. Perché non offrirla, questa corretta informazione? Sui manifesti l’unico link riportato rimanda alla fonte iconografica. Un’opzione sensata poteva essere quella di rimandare a qualche pagina informativa creata appositamente per la campagna.

9 Responses leave one →
  1. novembre 26, 2009

    si è davvero toccato il fondo, come possono non rendersene conto?!

  2. novembre 26, 2009

    [Premetto che con la febbre potrei scrivere cavolate]

    Poteva andare peggio: poteva piovere.
    A parte gli scherzi: mi sarei aspettato qualcosa di ancora meno professionale da Arcigay… più o meno, stiamo migliorando.
    Siamo ancora molto lontani, però, da una campagna efficace. E a parte la mancanza completa di donne e bisessuali, vorrei puntare un attimo il riflettore sulla prima immagine, quella della coppia.
    È interessante che si sia deciso di utilizzare una coppia così… ardita, come accoppiamento. Nel senso che queste coppie esistono nella realtà, certo ma… non sono una nicchia?
    Conoscendo bene l’argomento, dato che sull’informazione alla prevenzione ho basato buona parte della mia vita nella comunità omosessuale (fra chat e siti), oserei dire che il problema della diffusione dell’HIV non sta nei casi particolari, ma in quelli “normali” (o statisticamente tali).
    Né belli, né brutti, né giovani, né vecchi. Semplicemente persone che si incontrano e fanno sesso non protetto. Magari anche in coppie fisse. È più a loro che dovrebbe essere rivolta una campagna informativa.
    C’è un altro grosso problema nella realizzazione della prima immagine della campagna: la location. Dov’è? Cos’è? Dovrebbe essere una casa, potenzialmente, visto che si parla di “amore” e quindi di “coppia” (suppongo fissa, o quasi). Ma l’arredamento? A primo acchito, lo ammetto, ho pensato che si trattasse di un locale: una sauna, o qualcosa del genere. E stavo scrivendo un commento completamente diverso. Insomma, il messaggio non è chiaro, è fuorviante, parla di amore ma sembra essere indirizzato alle coppie estremamente promiscue. Non so, non sono convintissimo.

    E per carità, qualcuno dica agli autori che l’accento sul “sì” è sbagliato, presto!

  3. novembre 26, 2009

    Il problema è che se vuoi realizzare una campagna, ti devi mettere a tavolino e decidere cosa fare. Hai deciso di rappresentare l’amore di coppia? Allora devi costruire un’immagine, non adeguare qualcosa di già esistente e che per un motivo o per l’altro ti piace. L’immagine deve comunicare quella cosa lì, devi studiarla e realizzarla. Come rappresentare l’amore di una coppia stabile? Come fare in modo che le persone provino empatia? Io sceglierei una coppia di giovani adulti, di estetica gradevole ma non all’eccesso, creerei intorno un clima casalingo caldo, tranquillo, che faccia sentire al sicuro. Dovrebbero essere persone “neutre”, che non rappresentino una classe sociale particolare. Qualcuno in cui chiunque possa rivedere un po’ di se stesso. Ecco, quell’immagine mi sembra un po’ troppo particolare e priva di narrazione per servire allo scopo.

  4. novembre 26, 2009

    Semplificando: fanno cagare. Da tutti i punti di vista. Hanno fatto la campagna per dovere.

  5. novembre 27, 2009

    Sono completamente d’accordo con l’analisi. Se nel caso dello spot Carfagna riuscivo a trovare qualche attenuante (target audience, etc), in questo caso mi risulta impossibile.

  6. novembre 30, 2009

    mi spiace dover rincarare la dose. Sono uno dei tre autori delle foto (quella della suora, per la precisione), faccio notare che ho saputo PER CASO che il mio scatto è stato utilizzato per la campagna: NESSUNO dell’arcigay mi ha contattato, né prima, né dopo. Intendiamoci:
    1) la foto ha una licenza creative commons, dunque l’arcigay non ha violato nessuna norma;
    2) sono contento di aver prestato un mio scatto a una campagna che condivido;
    3) la scelta di dare una licenza creative commons si basa proprio sull’idea di condividere cultura senza passare per onerosi marchi registrati.

    Tuttavia, credo che abbiano mancato di educazione e rispetto nei miei confronti non avvetrendomi dell’uso della foto. Inoltre, credo che sia poco accorto non affidarsi a fotografi professionisti, io sono solo un dilettante, nella vita faccio altro.

  7. novembre 30, 2009

    Sai che con Barbara ne parlammo, all’epoca, chiedendoci “Ma avranno chiesto il permesso per l’uso delle foto?” e ci siamo detti che dai, figurati, cioè.
    No, hai ragione nel dire che non hanno fatto nulla di illegale, date le licenze. Ma usare una foto altrui per una campagna nazionale e non chiedere neanche “Beh, non so se tu sia d’accordo ma ci piacerebbe poterla utilizzare” è abbastanza questionabile.

  8. novembre 30, 2009

    @Cristiano mi spiace sentire questo, ero davvero convinta ci fosse stato un accordo per l’utilizzo delle immagini. È vero come dici che con una particolare licenza CC basta esporre l’autore, loro però dovrebbero includere una licenza identica nel manifesto. Piccola provocazione: in questo caso tu sei favorevole alla causa. E se fosse successo con un manifesto di Forza Nuova? e se tu fossi stato una persona contraria alla contraccezione? Per questo motivo – oltre che per educazione – quando si sceglie di far uso di immagini CC, bisognerebbe chiedere il consenso. È una campagna sociale e nazionale, dopotutto.

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