Oggi ricorre l’annuale World AIDS Day, giornata speciale in cui tutto il mondo ricorda l’importanza della lotta all’HIV e all’AIDS, l’importanza del sesso protetto, oltre all’importanza di non ghettizzare o maltrattare le persone sieropositive o malate di AIDS.
Per ora ci limitiamo a dimostrare il nostro supporto alla causa mostrando il fiocco rosso sul nostro sito. Potete recuperarlo dal sito ufficiale dell’iniziativa: se avete un sito, un blog o uno spazio vostro, “indossatelo” anche voi.
Nel frattempo, apriamo un fronte di discussione – visto che questo blog è una sorta di “laboratorio aperto” di idee e pensieri – e vi pongo una domanda generica: voi, di HIV e AIDS, quanto ne sapete? Che stimolo avete ad andarvi a informare? Credete sia possibile fare di più, comunicativamente? Questo è uno spazio libero: parliamone.
Arcigay ha da poco lanciato una nuova campagna di prevenzione all’HIV.
Si basa su tre manifesti che promuovono l’uso del preservativo come unico strumento realmente utile per la protezione dal virus.
“L’amore non basta, il preservativo sì”, “La fortuna non serve, il preservativo sì”, “Pregare non c’entra, il preservativo sì”.
I tre soggetti sono due uomini in rappresentanza dell’amore di coppia, due coccinelle che si accoppiano per la fortuna, una suora in spiaggia per la preghiera.

Delle tre, la meno didascalica è quella della suora: dovrebbe significare che non basta pregare per prevenire il contagio, ma il risultato è a mio avviso un messaggio un po’ tirato per i capelli (chi di voi prega dopo aver fatto sesso?). A meno che l’interpretazione non sia invece più vicina al concetto per cui le parole della Chiesa non contino realmente in questo campo. Ma per una campagna non è un segnale positivo non contenere un messaggio immediato e chiaro.
L’amore di coppia è macchiettistico, e nessuno vorrebbe riconoscersi in un’immagine brutta: poteva essere semplice, richiamare un clima legato alla famiglia, utilizzando una location meno triste.
Le coccinelle sono quelle che forse funzionano meglio, ma banali.
Si tratta dell’ennesima campagna che mostra uno dei più grandi punti deboli della comunicazione da parte delle nostre associazioni: la mancanza di professionalità e di investimenti reali mirati al messaggio sociale.
Il livello grafico è davvero troppo amatoriale, lo si nota nella disposizione del testo e nella crenatura dei caratteri, l’equilibrio (mancato) delle immagini, la scelta e il taglio delle fotografie.
Singolare anche la sagoma pseudo-fallica che racchiude “il preservativo sì“, che crea un doppione concettuale inutile, già chiaramente esposto nella sagoma del preservativo.
Di fatto è una campagna fortemente fallocentrica nella quale l’unica figura femminile è una suora, escludendo così la comunità bisessuale (almeno in parte) e quella lesbica. Lo sperma non è l’unico veicolo di contagio, dovrebbe saperlo molto bene chi sceglie di fare una campagna di prevenzione: escludendo alcune categorie, la diffusione del messaggio si restringe e tende a rafforzare la convinzione per cui gli uomini gay siano gli unici soggetti davvero a rischio.
Ne risulta una campagna banale, bruttina, verrebbe da dire quasi superflua se non fosse che qualunque mezzo a promozione del sesso sicuro è ben accetto.
Arcigay non è però un’entità minima e dalle risorse limitate: perché non compiere uno sforzo in più? Perché affidare sempre al livello amatoriale qualunque tipo di mezzo comunicativo?
I nostri amici eterosessuali ci dicono spesso che siamo una comunità creativa, che ama il bello e tutto ciò che è fatto con stile. Scegliamo la strada della mediocrità proprio quando c’è da lanciare un messaggio importante?
Un altro appunto: il testo dice “Il preservativo, insieme a una corretta informazione (…)”. Perché non offrirla, questa corretta informazione? Sui manifesti l’unico link riportato rimanda alla fonte iconografica. Un’opzione sensata poteva essere quella di rimandare a qualche pagina informativa creata appositamente per la campagna.
Oggi tutto il mondo celebra il Transgender Day of Remembrance, istituito dal movimento LGBT per portare all’attenzione della società gli innumerevoli casi di violenza efferata di cui sono state – e continuano ad essere vittime – le persone transessuali e transgender. La necessità di ideare una giornata della memoria di questo tipo si avvertì in occasione dell’omicidio della transessuale Rita Hester, avvenuto il 28 Novembre del 1998. Uno tra i tantissimi omicidi di persone trans tuttora irrisolti.
Il fato ha voluto che proprio oggi, in Italia, i giornali riportassero la notizia raccapricciante della morte della trans Brenda, recentemente balzata agli onori della cronaca per via del suo coinvolgimento nel “caso Marrazzo”. Una morte violenta la sua, perché a Brenda hanno dato fuoco, così come si incendia un cassonetto di spazzatura quando comincia a puzzare troppo. Brenda è stata messa a tacere per sempre, forse per evitare che scoperchiasse un pentolone di scandali a base di sesso e droga che coinvolgono personalità importanti della classe dirigente e della politica italiana. Dopo le offese, lo scherno, i giochi di parole, l’umorismo di bassa lega, la diffamazione e una vita vissuta nell’esercizio della prostituzione è arrivata anche la mano dell’assassino.
Il mondo trans è quello rappresentato dalla lettera “T” del famoso acronimo “LGBT”; forse la lettera più incompresa in assoluto. Per quanto ci riguarda, tra gli obiettivi del GayCamp c’è anche quello di presentare dei progetti di comunicazione che possano gettare una luce nuova sul mondo transessuale e transgender, svincolandolo dalle rappresentazioni più banali e mettendone in risalto gli aspetti generalmente sottaciuti (in primis, alcune delle motivazioni che spingono la maggior parte delle persone trans a dedicarsi alla prostituzione: indigenza, impossibilità di trovare lavoro, transfobia). Nelle prossime settimane lavoreremo intorno ad alcune idee che sono già emerse in questi giorni ma sarà fondamentale avere il contributo di tutti.
Nel corso di questa giornata l’Italia ospiterà diversi eventi per celebrare questo appuntamento importantissimo. Bologna, Napoli, Torino, Verona, Perugia e Viareggio sono le città che hanno messo in piedi le iniziative più interessanti.
Chi volesse reperire informazioni in più sul Transgender Day of Remembrance e sul mondo trans in generale può fare riferimento alle seguenti risorse:
Transgender Day of Remembrance
Mercoledì 18 ci troviamo a Milano, al Negozio Civico Chiamamilano, dalle 19 alle 21.
Parleremo del progetto GayCamp e abbiamo pensato di strutturare l’incontro in due parti.
Nella prima spiegheremo meglio il progetto per chi avesse dei dubbi o delle domande, porteremo qualche idea da realizzare e daremo la possibilità di proporre contruibuti. Nulla di formale, si parlerà insieme per capire cosa si può fare di concreto.
La seconda parte sarà un po’ più pratica, elencheremo una serie di punti da concretizzare per la realizzazione del Camp e dei singoli progetti paralleli, tra cui il sito di GayCamp e un progetto video che ci piacerebbe realizzare.
In quest’ottica stiamo cercando delle persone con competenze nell’ambito della programmazione e del webdesign: se qualcuno ha voglia di offrirsi può contattarci all’email gaycampitalia@gmail.com.
Quello che vedete qui sopra è lo spot video presentato questo pomeriggio dal ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, e dedicato alla lotta contro l’omofobia.
Mi esimo dal dare valutazioni sull’operato del Governo nei confronti degli omosessuali. Quello che mi preme fare, piuttosto, è analizzare questo spot dal punto di vista comunicativo e spiegare perché questo video è assolutamente deleterio e inadatto per la causa in favore del quale è stato realizzato. Ne parlo in questa sede, e non sul mio blog personale, proprio perché la comunicazione del rispetto per le diversità è – per quanto mi riguarda – uno degli aspetti più importanti fra quelli che saranno trattati all’interno del GayCamp della prossima primavera. Ma torniamo allo spot.
Come dicevo, questo spot è mal concepito. Per tutta una serie di ragioni, che vanno a intrecciarsi fra loro in un pericoloso effetto domino… read more…
Carissimi amici,
e così siamo qui. Scrivo queste righe molto rapidamente, per non lasciare la desolazione del bianco in un blog che sarà pieno di contenuti, idee e progetti.
Alcuni di voi sanno già cos’è (o forse sarebbe meglio dire “cosa sarà”) il GayCamp, perché ne hanno seguito la genesi e lo sviluppo su Friendfeed. Altri invece no, saranno finiti qui per caso o attraverso un link di un altro blog, e se lo staranno chiedendo: “Cos’è il GayCamp Italia?”.
Il GayCamp Italia è una iniziativa in divenire, che si propone come luogo di discussione e confronto per tutte le tematiche e i dibattiti relativi al mondo omosessuale.
Lo so, detto così non sembra più chiaro di prima: avremo modo di parlarne, così come avranno modo di parlarvene gli altri autori di questo sito e le altre persone che parteciperanno a questa iniziativa. Che è aperta a tutti, anche a te.




